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Vendola ci ripensa e annuncia: «Ora l’acqua costerà meno»

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Tariffa ritoccata alle famiglie a basso reddito: «Incrementeremo la quota di investimenti pubblici».

 

 Nichi Vendola cambia idea rispetto al recente passato e decide che è possibile abbassare le tariffe dell’acqua. Non a tutti, solo alle famiglie numerose e «alle fasce più deboli della popolazione». A provvedere non potrà essere la Regione, che non ne ha la competenza: dovrà decidere l’Autorità idrica, cioè l’assemblea dei sindaci, cui Vendola chiede di aprire «un confronto serrato» sul tema. Il meccanismo suggerito è semplice: la Regione aumenta la propria quota di finanziamento destinata agli investimenti e chiede di far calare di altrettanto la parte di tariffa destinata allo stesso scopo. Quella del governatore è una drastica inversione di rotta. Sconfessa nei fatti la presa di posizione, due giorni fa, dell’assessore alle Opere pubbliche Fabiano Amati. Il quale – replicando al movimento "Acqua bene comune" – aveva ribadito per l’ennesima volta ciò che egli stesso e il governatore avevano sostenuto più volte. Ossia: il referendum del giugno scorso, che abroga «la remunerazione del capitale investito» e sostanzialmente porta a scontare le tariffe, non si può applicare al caso pugliese.
Perché in Puglia – ragionava Amati – il capitale investito non genera profitto, ma copre i costi per l’indebitamento necessario a finanziare gli investimenti. E comunque sarebbe un errore scontare le tariffe, perché così si metterebbero a rischio le opere di ammodernamento dell’Acquedotto (di cui la Regione è proprietaria). Qualcosa deve essere successo per aver indotto Vendola a cambiare idea. Si possono intuire varie ragioni. La prima è proprio il fatto che il movimento "Acqua bene comune" sia tornato alla carica sull’argomento. E Vendola, evidentemente, non gradisce di poter essere scavalcato «a sinistra» dal movimento. La seconda è che il Partito democratico, sulla questione tariffe e per tutti questi mesi, ha continuato a pensarla diversamente dal governatore e dal democrat Amati (si veda l’articolo in basso). La terza è legata al ruolo di Vendola sulla scena nazionale: predicare attenzione verso le fasce deboli a Roma deve avere un corrispettivo a Bari; diversamente rischia l’accusa di incoerenza. In questo modo, è più agevole leggere la nota diffusa dal governatore. «La complessità giuridica degli esiti del referendum – dice Vendola – e la sua difficile lettura, corrono il rischio di mettere la sordina all’indicazione elettorale». Che, invece, si muove «senza incertezze» in una direzione: «l’acqua è un bene pubblico essenziale. E l’acqua, proprio perché pubblica, fino alla quota minima vitale, dovrebbe tendenzialmente essere gratuita. La Regione Puglia è stata un attore fondamentale in questo movimento di popolo».
Il governatore ricorda di aver provveduto alla ripubblicizzazione dell’Acquedotto con una legge che ora è all’esame della Corte costituzionale. Poi spiega come procedere al ribasso della tariffa: «Nel breve periodo lo sforzo non può che essere compiuto direttamente dalla Regione. Una soluzione operativa è quella di incrementare la quota di investimenti pubblici riducendo quella a carico della tariffa, assicurando comunque la piena attuazione di tutti gli investimenti previsti dal Piano d’ambito 2010-2018». Ossia lo strumento regolatore degli investimenti e delle tariffe elaborato dall’Autorità idrica. Il Piano prevede opere per complessivi 1.484 milioni. «Di cui – ricorda Vendola – 911 a carico della tariffa e i restanti 573 milioni a carico del finanziamento pubblico». Il meccanismo suggerito (ma la scelta sarà dei sindaci) è di aumentare la parte pubblica e diminuire quella a carico della bolletta. Si ipotizza di ricorrere alla programmazione dei fondi Fesr e Fas, per un cifra pari a 50-60 milioni. Chi debbano essere i benificiari e per quale importo, lo dovranno decidere i Comuni. Cui Vendola chiede di decidere «in un termine brevissimo». La palla ora è nelle mani dei sindaci.


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