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Vico/ Risposta di Raffaele Sciscio al comizio di chiusura campagna elettorale di Pierino Amicarelli

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Riceviamo e pubblichiamo.

 

 Egregio Direttore,

“l’unica cosa in cui credono i politici è la propria rielezione”. Questo vecchio adagio mi è venuto in mente mentre ascoltavo i comizi di chiusura della campagna elettorale comunale e l’intemerata che l’amico Pierino Amicarelli ha rivolto ad alcuni avversari, compreso il sottoscritto. L’amico Pierino non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l’allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alla distorsione della realtà. “Chiagne e fotte”, dicono a Napoli dei tipi come lui. Ma partiamo dal verdetto finale: una inequivocabile maggioranza ha decretato il ritorno di Amicarelli alla guida dell’Amministrazione comunale e per questo non possiamo che auspicare una condotta di governo responsabile e lungimirante, specie in un periodo di conclamata crisi economica che sta mettendo in ginocchio le fasce meno abbienti del tessuto sociale vichese. Fatta questa necessaria premessa, approfitto della cortese ospitalità della tua emittente per tentare di ristabilire la verità sui fatti che hanno determinato l’implosione della maggioranza e la conseguente rottura della prima Amministrazione Amicarelli (novembre 2006). E’ un’operazione resa necessaria dal fatto che Pierino ha “urlato” la sua versione dei fatti senza possibilità di contraddittorio, essendo stato l’ultimo in ordine di tempo a prendere la parola nel corso dei comizi di chiusura della campagna elettorale. Ordunque, Amicarelli asserisce coram populo che avrei usato un comportamento da traditore che, armato di coltello, avrebbe attentato alla vita della sua Amministrazione. L’esponente recentemente rinsavito e tornato alla casa madre “ceriana” (Pierino come Picasso: il periodo blu, il periodo rosso, il periodo verde) avrebbe, lui sì, da raccontarne in tema di tradimenti politici. A metà degli anni novanta si segnala come il più fedele alleato di Angelo Cera in terra garganica, tanto che questi, come Caligola che nominò senatore un suo cavallo, lo propose come assessore esterno nell’Amministrazione provinciale di Foggia. Purtroppo, una serie di mutamenti politici danno la sensazione che la stella del politico sammarchese fosse al tramonto e la sua rielezione alle regionali del 2005 fortemente a rischio. Fu in quel frangente che l’ineffabile neo Sindaco di Vico lasciò l’amico al proprio destino volando verso altri orizzonti.
Come vedi, caro Direttore, Pierino potrebbe, da vero intenditore, offrirci quanto meno una lectio brevis sull’argomento.
Preferisco, però, focalizzare l’attenzione dei tuoi lettori sulla ricostruzione storica dei fatti, lasciando a chi legge la possibilità di trarne dei convincimenti. La lista “LAVORO PER VICO,” alla testa della quale c’era il candidato Sindaco Pierino Amicarelli, vinse le elezioni amministrative del 2002 e chi scrive veniva eletto alla carica di consigliere.
Formata la giunta, il sindaco Amicarelli assegna le deleghe di competenza. Ahimè, sin dai primi giorni di vita, la coalizione che reggeva le sorti dell’ Amministrazione iniziava a manifestare le prime crepe, tanto che nel volgere di qualche tempo, riuscì nell’impresa di perdere prima Antonella Di Fine che aveva la delega ai servizi sociali, poi, a ruota, Roberto Budrago, con delega all’agricoltura e Lazzaro Candelori. I numeri erano pressochè precari e altri esponenti della maggioranza, oggi nuovamente rieletti nella coalizione “VICO C’è”, minacciavano quotidianamente ritorsioni politiche. In questo contesto va inserito il voto favorevole  alla mozione per la sfiducia al Sindaco Amicarelli. Una breve premessa : Il rapporto che mi legava a Pierino andava oltre il semplice rapporto di collaborazione politica. Questo forse è stato il motivo di tanta indifferenza da parte sua nei confronti dei rilievi che muovevo, pensando che mai sarei giunto ad un atto politicamente estremo. Ma quali erano questi rilievi, per usare un generoso eufemismo, che molti nella sua maggioranza muovevano? Capisco che trattasi del famoso segreto di Pulcinella, ma qualche lettore forse non sa che Palazzo San Domenico non era retto da una Giunta ma da una “cerchia ristretta” di cui non ne faceva parte nemmeno lo stesso Amicarelli. Il comportamento dell’amico Pierino durante tutto il corso della vita amministrativa è stato, infatti, fortemente condizionato da alcuni dirigenti, posti dallo stesso in settori strategici. Pierino era totalmente prigioniero di costoro, colpito da una sorta di sindrome di Stoccolma che lo portava a fidarsi e affidarsi incondizionatamente. Quando qualcuno di loro, in questa ultima campagna elettorale, ha affermato in un pubblico comizio che tutto ciò che è stato fatto dalla passata amministrazione Amicarelli non è stato farina del suo sacco, non mentiva. Tutti sanno, absit iniuria verbis, che il vero potere era gestito dall’Ufficio Tecnico Comunale, la cui parola risultava il verbo incarnato, suscitando le inevitabili e sacrosante rimostranze di quanti erano espressione della volontà popolare. Le decisioni, gli atti, venivano imposti già preconfezionati: oramai non vi era più quella comunanza di idee ed una linea politica che aveva portato la lista a vincere le elezioni. Questo alla base delle decisioni di quanti decisero, a pochi mesi dalla scadenza naturale, di staccare la spina alla compagine amministrativa. E veniamo alla famosa contravvenzione, oggetto già di ben due campagne elettorali e di numerosi comizi da parte di Amicarelli. Qualcuno potrebbe pensare che il sottoscritto avesse ricevuto una multa e per questo entrato in collisione con il Sindaco. I fatti andarono così: un dirigente di fresca nomina, cugino di un altro dirigente di nomina del Sindaco, ebbe a contravvenzionare una ditta edile di Vico del Gargano per € 700,00.
La suddetta ditta si rivolge al sottoscritto in quanto il presunto illecito commesso era rappresentato dal fatto di non aver bloccato il braccio girevole della gru posizionata sul proprio cantiere, il quale in conseguenza del vento ruotava su se stesso. Si badi bene: a lamentarsi di tale situazione erano stati parenti dello stesso dirigente abitanti in zona che ha elevato la multa.Invero, il braccio della gru non poteva essere bloccato per legge, in quanto doveva essere libero di ruotare in favore del vento per evitare di crollare ( norme sulla sicurezza dei cantieri). Io mi adoperai per porre rimedio in sede di autotutela ma senza sortire effetto. In tale circostanza capii che la figura di consigliere comunale con delega al contenzioso era stata svuotata di contenuti come quella degli altri miei colleghi. Il mio compito ormai era solo quello di alzare la mano in consiglio comunale. Il sindaco Amicarelli aveva consegnato le redini dell’Amministrazione ai Dirigenti Parenti, i quali erano gli unici ad avere voce in capitolo. Non potevo continuare ad avallare tale situazione. Era il momento di mandare tutti a casa. Se un sindaco nel corso del mandato perde 4 consiglieri dovrebbe fermarsi e chiedersi cosa stia succedendo. Spero che gli errori del passato, caro Pierino, siano stati un’utile lezione, con l’augurio che tu possa avere una diversa considerazione dei tuoi attuali consiglieri e anche degli avversari politici.

Avv. Raffaele Sciscio


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