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Il «Fiano delle Puglie» diventa Dop

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L’esclusiva non è più della Campania.

 

La Puglia strappa l’esclusiva alla Campania. Si è sempre parlato, in qualità di vini, di «Fiano di Avellino», ma ora sul mercato arriva il «Fiano delle Puglie», il celebre vitigno introdotto nel Tavoliere dagli angioini nel XII secolo, diventa Dop. I produttori vitivinicoli hanno da poco sottoscritto l’atto costitutivo del comitato promotore alla presenza dell’assessore alle Risorse agroalimentari, Dario Stefàno. «Quello che più ci ha convinto nell’intraprendere questo impegno è il fatto di legare ad un elemento fortemente identitario della Puglia, del nostro territorio, della nostra storia produttiva e culturale, com’è il Fiano, un disciplinare di produzione di alta qualità. E’ un ulteriore tassello della politica di valorizzazione dei vitigni autoctoni, come elemento di appeal e di traino delle nostre etichette sui mercati nazionali ed esteri», spiega l’assessore Stefàno. Oltre al «Fiano delle Puglie» la regione quest’anno si arricchisce di altre nuove Doc, come il Negroamaro Doc, il Primitivo Doc, il Nero di Troia Doc (già istituita), e Terre di Otranto Doc che comprende più vitigni tradizionali. Fra i protagonisti di questo importante percorso c’è il Movimento turismo del vino Puglia, promotore della costituzione del comitato che avrà il compito, in partnership con Assoenologi di Puglia, Basilicata e Calabria, di introdurre presso il ministero delle Politiche agricole, la domanda per il riconoscimento. Nel comitato sono presenti i produttori: Botromagno di Gravina in Puglia (Ba), Cardone Vini di Locorotondo (Ba), Paolo Leo di San Donaci (Br), Rivera e Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli di Andria, Tormaresca di Minervino Murge (Bt), Torrevento di Corato (Ba), Varvaglione Vigne & Vini di Leporano (Ta). Presidente del comitato è stato nominato Giuseppe Palumbo amministratore delegato di Tormaresca. «La volontà del comitato – spiega Palumbo – è quella di riscoprire e valorizzare la storia di una produzione da circa un secolo riconosciuta come campana ma che, da sempre, affonda le sue radici in Puglia».